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I° WARRIOR RACE – VILLARDORA (TO)

Seppur con la nostra proverbiale calma, eccoci qui a raccontarvi della prima Warrior Race svoltasi il 12 giugno a Villardora (TO).

Quei pochi disadattati che ci seguono su weshot.it sono ormai affezionati alla nostra linea editoriale priva di qualunque senso logico e quindi ci sembrava giusto procedere nel più totale caos; ecco di seguito qualche manciata di impressioni senza nesso alcuno, condite dalle foto dei nostri sfruttatissimi photographi.

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L’ organizzazione c’era, di brutto. Per essere una “prima” WR ha dato pista ad eventi ben più rodati e blasonati. Contando che (per ora) rimane un evento locale abbiamo percepito un piacevolissimo senso di organizzazione.

Beh, parliamo del percorso! 8-10 chilometri su terreno misto con ostacoli naturali ed artificiali. Percorso che i nostri reporter d’altri tempi hanno visto solo in minima parte perchè sono degli sfaticati e “girare per le location con l’attrezzatura era difficile e poi faceva caldo”. Sempre e solo scuse! facciamo bene a non pagarli.

Si parte con una serie di wall, e già si crea un attimo di mischia, le partenze scaglionate nulla possono nella lotta impari contro la forza di gravità. Non avendo le ali bisogna sudare e allora giù, ognuno per sé… questa Warrior Race parte bella mastina!

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Ostacoli naturali dicevamo. Tipo la fangaia sapientemente irrigata dall’ idrovora d’assalto dell’AIB. Un bel paciocco insomma!

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Fangazza che comunque non ha fermato i warriors che, incuranti dell’outfit, ci si sono infilati letteralmente a capofitto. Spettacoloooo!

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Poi tante altre cose che ci siamo persi, ma non potevamo non recensirvi, cari lettori,  la temuta “camminata sulle acque”. Per non ingenerare moti di devozione fuori contesto si è optato per la variante “strisciata”.

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Che poi, alla fine della fiera, anche in modalità “passo del giaguaro” non è che fosse proprio facile guadagnarsi la sponda su questo instabilissimo ponte fatto di quattro o cinque tavolone da windsurf più old-school dei baffi a manubrio di Hulk Hogan.

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A proposito di Hulk Hogan, spettacolo la bandana!

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Cambiando genere di ostacolo ci è piaciuto molto quello che abbiamo subito ribattezzato “il tubo di IT”,

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ovvero un tratto di canale di scolo che sbucava in uno pittoresco scorcio con l’erbetta verde e fresca e gli uccellini che cinguettavano felici.

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Andando sugli ostacoli un attimo più da estremisti ci ha galvanizzato molto (vedere) il muro di corda, che alla fine da sotto sembra una roba da entry level ma poi quando sei su stai male e ti parte l’imprecazione proibita.

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Ultimo ma non ultimo il big wall, codename “Berlin is back”, ovvero un muro in puro legno di conifera. Muro cattivo, senza appigli, senza aiuti, senza materassini, senza possibilità di appello. Buona alla prima oppure torni indietro e ritenti il decollo.
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E qui si sono visti sforzi davvero gloriosi. Dopo quasi 10 chilometri di corsa affrontare il big wall era davvero un’impresa ai limiti della biomeccanica. Qui in redazione sentivamo la fatica entrarci nelle scarse fibre muscolari man mano che i nostri ingenui photo-contributor ci presentavano il materiale.

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Segnaliamo l’alternativa al big wall, ovvero una serie indefinita di crudelissimi burpees direttamente lì, sull’asfalto, alla Guerrieri della Notte.

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Ed eccoci al traguardo con tanto di medaglia, rinfresco a basso chilometraggio e degustazione di birre valligiane.
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Assolutamente degna di nota la doccia open air deliziosamente grezza, col Mercedes Unimog cisterna innegabilmente vintage, la struttura in tubi da ponteggio e i bancali shabby style. What else?

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In definitiva alla Warrior Race abbiamo visto gente felice, amicizia, voglia di mettersi in gioco, tanta simpatia e buon umore. Gli organizzatori sono riusciti nel lodevole progetto di creare un evento tanto coinvolgente per il partecipante quanto divertente per lo spettatore. Quel genere di manifestazione, insomma, che ti fa abbandonare di buon grado il divano e la tv per uscire a prendere una boccata d’aria e passare una mezza giornata tra gente felice.

Di seguito una carrellata di felicità!

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Non ci resta che salutarvi rinnovando i complimenti all’organizzazione e a tutti i partecipanti. Continuate così!

Un grazie particolare a Huddle Crossfit che ci ha invitato alla WR ed ha ospitato quei senza fissa dimora dei nostri fotografi.

Ah! a proposito di Huddle…eccoli!
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Se vi siete ritrovati nelle nostre guerrierissime fotografie, se volete usarle sullo screensaver del computer in ufficio per far capire finalmente che quando arrivate voi alla macchinetta del caffè la gente si deve levare, se volete le foto in alta risoluzione che ci puoi stampare la tenda della doccia, se volete che vi togliamo il nostro pretenzioso watermark scriveteci a:

photo@weshot.it

 

Alla Prossima!

John Doe

GO-KARTING a Ferriera (TO)

Qui a weshot.it andiamo in letargo per decine di mesi e poi sbam! usciamo dal sonno con una domanda a cui trovare risposta: che cazzo è un go-kart?
Abbiamo sguinzagliato Fix che, nonostante i postumi del venerdì sera e un’abbigliamento inadeguato, è riuscito a fare qualche bella foto al kartodromo PMRacing di Ferriera (TO) senza farsi investire.

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Dalle parole confuse e biascicanti del nostro reporter d’assalto abbiamo estrapolato, non senza difficoltà, alcune affermazioni interessanti che riportiamo in versione integrale e non censurata:

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-“Ma proprio a dicembre??”

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– “Il go-kart: hai presente un’auto da corsa? ecco, non c’entra un cazzo”

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– “per farti capire meglio, tu immagina una moto ma con tutti i pezzi sparpagliati, il volante, delle ruote piccole e che va decisamente veloce, capito?”

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– “Vega Bianche”senza_titolo-195

– “la cosa bella è il rumore, la bagarre, l’aria di competizione che si respira nei paddock, l’atmosfera amichevole, famigliare. La cosa brutta è il freddo”

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– “Super Mario Kart era un videogame realistico”

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– “Voglio un go-kart”

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– “Ogni cinquanta litri di broda succede qualcosa ma ora non mi ricordo “

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– “KZ10, John! non so cosa significhi ma tu quando vai al kartodromo tiratela che ne hai cinque nel garage della casa al mare, vedi che fai subito amicizia”

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– “Esaltante John! con pochi euri si può vivere l’emozione di viaggiare su un mezzo da corsa senza compromessi, divertirsi con gli amici e magari rimorchi pure!”

Ringraziamo il kartodromo PMRacing per l’ospitalità e tutti i ragazzi della cricca per non averci bullizzato il fotografo.

Restate sintonizzati su weshot.it per altre improbabili avventure e post raffazzonati.

John Doe

MACBOOK PRO late 2013 screen lag

Anche voi avete comprato il nuovo MAcBook Pro con schermo retina, hard disk ssd, due schede video, cazziemmazzi?

E poi un giorno aprite il browser e lo scroll è lento e acquoso come neanche il game boy?!?

E anche voi vi siete sentiti traditi, stuprati, svuotati, inutili?!?!

E le madonne e i cristi che volteggiavano nella stanza?!?!?!

E anche voi avete pensato che con quei soldi ci potevate andare a cuba a fumare sigari, bere mojito e toccare culi??

Siamo in due.

Posto che in internet non ho trovato nulla di soddisfacente, posto che forse il problema potrebbe essere la compatibilità con noti software di disegno, posto infine che il difetto è davvero fastidioso, vi dico come l’ho risolta io.

Ho cancellato la cartella “preferences” nella libreria.

Per i miei amici anglofoni:

Delete “PREFERENCES” folder in “LIBRARY” (make a backup of “preferences” before deleting)

(Some software may crash after doing this)

Tutto qui!

Tutto risolto, salvo che qualche software non funziona più.

Questo è il massimo che sono riusciti a fare per me i ragazzi della assistenza Apple.

Ogni storia che si rispetti ha un lieto fine e questa non rompe la tradizione.

Il problema non si è più ripresentato e vissero tutti felici e contenti, anche se la soluzione grossolana fa presagire un possibile sequel. Vi terrò aggiornati.

Piccola riflessione a latere: ma è possibile che un computer da migliaia di euro possa avere problemi del genere? mah, forse fa parte del mito di Steve, del resto è l’imperfezione a creare il mito.
inizio a capire la rosicchiatura della mela…

 

 

 

 

BOB COSTAS VS JOHNNY KNOXVILLE

Bob Costas è un professionista esperto, un giornalista della vecchia scuola. Non si arriva a vincere premi ambiti, a intervistare Bush, a occupare i salotti più illuminati senza capacità e determinazione.
Come in tutte le cose, però, ci sono lati positivi e negativi ed essere una voce autorevole non fa eccezione. Da grandi poteri derivano grandi responsabilità, dissero…

Caro Bob, questa volta hai toppato alla grande.
Posso capire alcune cose, alcune libere associazioni che forse hanno creato un cortocircuito nel tuo intelletto.
Bam Margera, Steve O e compagnia bella, oltre a farsi male in qualunque maniera purchè creativa sono degli ottimi skater. Ecco, forse è questo che ti ha allontanato da un’analisi più profonda dei fatti, a volte quando si è abituati ad essere ascoltati e riveriti si perde un po’ la sana passione per la ricerca, la documentazione. Poi magari vecchio volpone lo hai fatto apposta per farti pubblicità. Ha funzionato, se non fosse stato per quello che hai detto sullo Slope Style alle Olimpiadi di Sochi probabilmente non avrei mai sentito parlare di te.

Parole tue: “I think the president of the IOC should be Johnny Knoxville, because basically this stuff is just Jackass stuff they invented and called Olympic sports”.

Eh no, caro mio! Troppo semplice.
Ci sono alcune cose che non hai considerato, io te le scrivo qui, sicuro che non le leggerai mai:

Lo Slope Style non è “just Jackass Stuff” come si dice da voi, no! Considera che il freestyle in tutte le sue forme (dallo Yo-Yo al motocross) è una disciplina che si basa sull’esecuzione di un esercizio. Guarda, per farla breve, hai presente i tuffi dal trampolino? Ecco, sono sport olimpionici dal 1904.

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 JAKE BURTON: POWDER TURN – per gentile concessione di anrodphoto.com

Lo snowboard freestyle ha avuto un’enorme diffusione in pochissimo tempo e il livello tecnico è cresciuto esponenzialmente proprio perché, forse, gli atleti non sono stati ingabbiati in logiche che non gli appartengono, gli snowboarder sono stati lasciati per anni liberi di surfare montagne, slidare corrimano, saltare strade. Eppure poco alla volta questi atleti sono entrati nelle nostre case: prima sui VHS, poi in DVD, poi con le Olimpiadi Invernali di Nagano, l’altro ieri in TV, ieri in Internet.

Fondamentalmente un Freestyle Snowboarder che voglia vincere una qualunque gara (Half Pipe compresa, che però forse non è abbastanza punk e allora la tolleri un po’ di più) deve tenere a mente alcune cose importanti:

 – Essere sincero con se stesso e valutare bene le proprie capacità tecniche

 – Saper gestire in modo ottimale lo sforzo fisico e utilizzare progressivamente le energie durante tutta la durata del gesto atletico

 – Saper valutare bene il terreno di gara e riuscire a sfruttarlo al meglio

 – Saper valutare gli avversari, osservare i loro errori e definire un proprio obiettivo

Scusa Bob, ma fin qui non mi sembra che ci discostiamo molto dagli altri sport. Se uno leggesse solo quest’ultima parte potrebbe pensare che sto parlando di Super Gigante!

C’è ancora un ultimo elemento, però, che è fondamentale nel freestyle, è la creatività. Lo snowboard, come lo skateboard, il kitesurf, ecc sublima il concetto di estetica e la fa diventare arte interpretando l’ambiente, donando personalità al gesto, trasformando l’esercizio codificato in qualcosa di personale, un momento irripetibile. Non a caso questi sport e questi alteti (si, atleti veri! mica ladri di sigarette coi capelli lunghi) hanno dato linfa nuova alla fotografia d’azione. Se oggi metà delle persone che incontri sulle piste da sci hanno una telecamera incollata sul casco è perché è stata contagiata da alcune immagini, alcuni video, alcune riviste che hanno definito qualcosa di nuovo. Il Freestyle oggi non è solo uno sport, è un vero e proprio movimento culturale fatto essenzialmente da giovani per giovani. E in tutto questo anche Jackass, a modo suo, ha avuto la sua parte.

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JOHN RODOSKY: JACKSON HOLE (WY) U.S. – per gentile concessione di anrodphoto.com – Tipico esempio di come gesto atletico, interpretazione dell’ambiente naturale e creatività nell’uso della tecnica fotografica convivano e si alimentino a vicenda, creando l’essenza del freestyle.

Mi sembra stupido, retrogrado, fare battute da bar e sminuire qualcosa di importante, Bob. Io vivo in Italia e sono esperto di vecchi che pensano di sapere cosa vogliono i giovani, ma a volte i vecchi devono mettersi di lato.

Ti lascio con un pronostico: quest’anno la gente impazzirà per lo Slope Style agli XXII Giochi Olimpici Invernali, i video verranno visti milioni di volte, migliaia di ragazzini staranno incollati davanti alla tv con i genitori e gli spiegheranno cos’è un frontside double cork 1440, chi è quell’atleta, quante possibilità ha di vincere, e questo, vecchio mio, è il futuro che avanza.

Io posso dirti che non guarderò cerimonie di apertura/chiusura, non guarderò la combinata nordica, le gare di slittino, le Olimpiadi ce le ho avute sotto casa qualche anno fa e non mi hanno esaltato, soprattutto per quello che ci hanno lasciato quando se ne sono andate, però ti garantisco che lo Slope Style me lo guarderò con i miei amici, con il volume della tv al massimo, e commenteremo ogni run con termini e parole che le nostre ragazze non capiranno. Beh questo è il freestyle.

skateSKATEBOARDING IN WHISTLER, BRITISH COLUMBIA (CA) – per gentile concessione di anrodphoto.com – Lo skateboarding è lo sport ribelle per definizione, anzi, il termine “sport” gli sta anche un pò strettino, eppure qualcosa mi dice che tra qualche anno potremo vedere Tony Hawk come team manager della nazionale americana di vert alle Olimpiadi, i tempi stanno cambiando…

Vecchio Bob ti saluto e ti faccio un grande in bocca al lupo per la tua carriera, solo la prossima volta dillo subito che ti piace il Curling.

John Doe

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CREDITS

ringrazio Angel Rodriguez perchè, oltre ad essere un fotografo davvero talentuoso, è anche una persona gentile e disponibile e mi permette di usare le sue foto, grazie Angel!

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GOD BLESS SHERMAN POPPEN

Se penso alle cose di cui sono sicuro nella vita mi stupisco di come ce ne siano davvero poche.
L’amore? ma se non ci ha capito nulla Dante perchè dovrei farlo io?
il lavoro? in questo preciso momento il mio lavoro è rincorrere clienti per farmi pagare le fatture, questa sì potrebbe essere una costante…ma io intendo Certezze con la “C” maiuscola.
Scavando a fondo in effetti c’è qualcosa. E’ una sensazione, una malattia contro cui non posso fare nulla, come una febbre malarica che ritorna ciclicamente. L’ho contratta nel 1996.
E’ una malattia ben strana! Arriva verso inizio novembre (per qualcuno anche prima!), e mentre sto scrivendo questo post è alla fase acuta.
Quando la contrai inizi a scrutare le montagne durante i giorni di pioggia, cerchi la neve, fossero anche solo 5 centimetri. E quando la vedi per la prima volta della stagione, trac, è fatta! Senti un sorriso da cartone animato che ti distorce la faccia, i battiti cardiaci aumentano sensibilmente, non riesci a concentrarti e davanti ai tuoi occhi passano immagini in prima persona, dove vedi il nose della tavola affiorare da metri e metri di soffice acqua cristallizzata.

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DAVE DOWNING: POWDER OLLIE – per gentile concessione di anrodphoto.com

Questa malattia accomuna di sicuro tutti gli snowboarder del pianeta, qualcuno dovrebbe studiarla più a fondo. Io la uso come spunto per fare alcuni ragionamenti su una delle poche cose che so per certo.

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Partirei quindi dal come e il perchè contrassi questa malattia nel lontano 1996.
Pian del Frais (amena località sciistica della Val di Susa, quella del No Tav tanto per capirci), dicembre. Mio zio, persona davvero straordinaria in tutto, iniziò a gasarmi per provare lo snowboard dopo che aveva visto alcune persone usarlo sulle piste. Vuoi che un ragazzino di 11 anni si lasci scappare un’opportunità del genere?
E allora mi affittò una tavola Hot con attacchi rigidi e mi prenotò un’ora di lezione con un maestro di tavola (che allora erano maestri di sci sotto mentite spoglie). Questi mi fece pattinare come un minchione per tutta l’ora, con attacco dietro slacciato, in piano, mi spiegava questo e quello e intanto io dietro a sudare con sta tavolona da mille chili. Mio zio mi teneva d’occhio e se la rideva alla grande.

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LO SKI RENTAL DOVE E’ INIZIATO TUTTO

Finita la lezione stavo riportando la mia tavola al noleggio, fermamente convinto a non toccarne mai più una, quando lui mi fermò e mi disse: “Eh no! hai voluto provare lo snowboard, adesso vai in snowboard”.

Aspettammo l’ora di chiusura delle piste, poi mi caricò sul Range Rover (quello vecchio, V8) e mi portò in punta ad una stradina che confinava con le piste. Mi scaricò, mi mise sulla pista, mi agganciò la tavola e mi disse “io ti aspetto al fondo, tra mezz’ora è buio”. Io avrei voluto piangere! erano così comodi i sedili in pelle, il riscaldamento! Ma non si può, un uomo deve portare a fondo un lavoro se ci si immischia, fosse anche scendere in penombra 200 metri di pista con una tavola rigida come una putrella, con il freddo che ti entra nelle ossa, con le mutande piene di neve.
Ci misi penso un’ora. La feci tutta rotolando, imprecando e piangendo. Ad un certo punto, però, accadde qualcosa. Ad un tratto la voce nella mia testa, quella che mi diceva che ero in trappola e che non potevo tornare a piedi perchè con gli scarponi rigidi non sapevo camminare, che mi sarei fatto sicuramente male, era questione di tempo, qualunque passo avrebbe potuto essere l’ultimo, quella voce che mi faceva scendere lacrimoni da Guinnes dei record, tacque. E sentii il silenzio. Non era solo assenza di rumori, lo vedevo, il silenzio! C’era solo più una debole luce blu, fredda, e la pista davanti a me riluceva e splendeva di bianco.

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Quello fu il momento in cui contrassi quella malattia di cui ti ho parlato. Oggi, a distanza di 17 anni vado ancora sullo snowboard e rivivo ancora quella sensazione ogni volta che faccio l’ultima discesa della giornata. Ogni volta dedico quella sensazione, quel silenzio sospeso, quella pace, quella felicità a tutti i miei amici che non ci sono più, perchè solo loro, ovunque siano, possono capire.

Quel giorno mio zio capì che era successo qualcosa, mi portò in un negozio e mi comprò tutto l’armamentario: tavola, attacchi, scarponi, giacca, pile e pantaloni, tutto Killer Loop. ho ancora la giacca. Gialla con un disegno assurdo sulla schiena.
Negli anni seguenti patii il freddo, presi un sacco di scivoloni e pian piano imparai a stare in piedi, a fare le prime curve, i primi trick.
E lì successe un’altra cosa importante. Lo snowboard era una valvola di sfogo per la mia indole turbolenta. Se a scuola collezionavo rimproveri e brutti voti, se per me era tanto difficile allinearmi, sullo snowboard ero da solo a decidere. E mi piaceva da matti! chi ha bisogno di un allenatore di calcio che ti butta paranoie e della partitella la domenica quando puoi decidere da solo quali piste fare, quali trick provare?
In questo periodo ebbero un’importanza fondamentale le riviste di snowboard. Attraverso le pagine di Onboard italia, Onboard Europe e, quando lo trovavo, Transworld snowboarding, vedevo i posti più belli, la powder più soffice, i rider migliori. Questo ebbe un’importanza fondamentale anche nella mia formazione come architetto e come creativo in generale. Quelle riviste mi insegnarono a godere di una bella foto, a nutrirmi di immagini, a esaltarmi per un articolo scritto bene.

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TRANSWORLD SNOWBOARDING – IL TEMPIO DELLO SNOWBOARD

E poi a quei tempi lo snowboarding era un grande club, snobato da federazioni e media ma orgoglioso del suo essere diverso. Era ancora abbastanza punk! Sulle piste ci si salutava tutti, come fanno i motociclisti.
Ebbi anche la grande fortuna di conoscere alcuni ragazzi poco più grandi e molto più bravi di me che mi portarono in montagna con loro e mi insegnarono un sacco di cose. Molti di loro oggi sono maestri di snowboard, ma per me restano sempre i fratelli maggiori che mi aspettavano pazientemente in fondo alla pista e che mi motivavano a divertirmi con lo snowboard.
Non so quanto questo abbia davvero influito sulla mia strada ma voglio pensare che sia stato anche lo snowboard ad accompagnarmi in questo cammino che è la vita, ogni inverno.
Fa sorridere pensare che Sherman Poppen creò un surf da neve per far divertire i suoi figli nel lontano 1965 senza sapere quale sarebbe stata l’eco culturale della sua invenzione. Eppure è grazie alla fortuita visione di questo ingegnere americano se oggi guardiamo con trepidazione le montagne a novembre.

Quest’anno non so come sarà la stagione, non so quanto riuscirò a salire in montagna, ma sono sicuro che, come tutti gli anni, l’ultima discesa della giornata sarà come è sempre stata, come fu quella prima discesa a Pian del Frais.

perchè alcune malattie sono difficili da curare.

FORUM F IT TEASER – uno dei trailer di snowboard più fighi di sempre

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CREDITS

Ringrazio Trevor Graves (una leggenda della fotografia di snowboard) per aver risposto alla mia mail e  avermi dato il permesso di usare una delle sue foto.
Sopratutto grazie Trevor per aver riempito con le tue immagini molti miei pomeriggi passati!

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BREVE GUIDA PER DONNE ASPIRANTI INTENDITRICI DI MOTORI

Scrivo questo post per dovere civico, non si può continuare così!

Ieri sera davanti ad un bar di periferia mi sono scassato dal ridere quando, al passaggio di una Ferrari 360 Modena nera una ragazza ha esclamato “cos’era, una Porsche?”
Ma noooo bellezza! apprezzo l’intraprendenza ma ti devo svelare un segreto: le Ferrari non le fanno solo rosse.

Ora, qui cercherò di dare alcuni utili consigli a tutte le donne che vogliano in qualche modo avvicinarsi alla comprensione di quell’antico mistero del perchè agli uomini piacciano le automobili e alle donne le borse di Prada.
Poi, se sei un uomo e ti piacciono le borse di Prada potrebbe tornare utile anche a te questo articolo, comunque bando alle ciance e iniziamo a capirci qualcosa:

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FIGURA 1) Ferrari NERA e Porsche ROSSA…sto andando troppo veloce?

PRIMO: se volete comprendere l’essenza dell’automobile dovete togliervi dalla testa che sia SOLO  un mezzo per spostarsi da un punto A ad un punto B. L’automobile è molto di più! ma ti pare che se fosse solo un movimentatore di persone la gente si farebbe dei finanziamenti da tagliarsi i coglioni?

No, l’automobile ha a che fare con gli istinti più profondi del maschio adulto, gli ricorda quando viveva nelle caverne e cacciava le bestie con la clava e gridava libero e felice tutto il giorno. Non ci credi? prova a passare dalla circonvallazione di Milano all’ora di punta e poi dimmi se non ti sembrerà di essere in un documentario di History Channel.

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FIGURA 2) “lungo è meglio”  ogni car designer che aspiri a scatenare gli istinti primordiali del maschio adulto lo sa

SECONDO: Le automobili si dividono in due grandi gruppi: DIESEL e BENZINA

Non è solo una questione di pompe, c’è molto di più sotto. Scopriamolo insieme!

Al primo gruppo appartengono ad esempio i camion della nettezza urbana, le navi mercantili, i treni, i trattori, insomma più o meno tutto quello che si usa per lavorare, che puzza, che va relativamente piano e sopratutto che voi donne non guarderete mai con interesse. Quindi qui basta seguire l’istinto.

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FIGURA 3) alcune automobili DIESEL

Al secondo gruppo appartengono automobili truffa tipo la Fiat 500 Twin Air, più o meno tutte le auto americane, la Panda (quella vecchia), la Tipo, la 127, il maggiolino quello vecchio, eccetera eccetera, cioè tutte quelle auto nate prima che qualcuno decidesse di montare un motore agricolo dentro il cofano di un’utilitaria.
Poi ci sono tutta una serie di auto dei giorni nostri più o meno valide, dove però il motore benzina non è competitivo (in termini di ricerca e prestazioni). I motori DIESEL si sono rifatti il trucco, si sono tolti il fango di dosso ed oggi portano in giro il culo di professionisti cocainomani che pensano di guidare un’ammiraglia sportiva ma non sanno di avere sotto il cofano un bifolco incazzato che vuole continuare ad arare campi di pannocchie.

Ma arriviamo al succo: le auto sportive, quelle vere, vanno a benzina!
Fatevi furbe se qualcuno prova a fare il figo con il BMW diesel, voi meritate di meglio!
Se l’automobile rientra negli strumenti per valutare il successo riproduttivo di una relazione, allora siate esigenti!
Non è un discorso di cavalli, no! la ragione è molto più profonda.
Solo chi può permettersi di spendere con nochalance 100-200 Euro a weekend dal benzinaio potrà essere un uomo che vi darà le sicurezze che cercate.

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Figura 4) automobili su cui potete sedervi senza paura che l’uomo al volante vi chieda di pagare voi al ristorante, che lui è un tipo moderno

Non sono gli interni in pelle e il cruscotto in radica, quello che conta è la voracità del motore, l’accelerazione che ti incolla ai sedili e ti fa venire su il rigurgito di Cristal, il sorriso compiaciuto di chi con la coda dell’occhio vede il tuo sguardo atterrito da “ma chi me l’ha fatto fare di salire in macchina con sto pirla”.

VIDEO 1) se avrete questo tipo di reazione probabilmente sarete sull’auto giusta, forza che siete solo a metà dell’opera.

Parte II – per esperti

adesso che abbiamo capito di cosa stiamo parlando iniziamo a vedere più nello specifico i punti salienti delle varie case automobilistiche su cui puntare.

FERRARI: Le riconoscete perchè hanno un cavallino sul cofano, fanno tanto rumore e sono prevalentemente rosse (occhio però che alcuni le comprano di altri colori per confondervi).
Sono le auto preferite di calciatori cafoni e analfabeti, di mafiosi con la residenza a Montecarlo, di intrallazzoni sessant’enni con la libido di un sedicenne, di cinesi a cui piacciono perchè ci stanno comodi. Insomma dove c’è una Ferrari probabilmente c’è un buffet a scrocco, una confezione di viagra, un involtino primavera, un supertele e un abecedario.
Sono auto sportive vere, scordatevi il frigobar, il televisore e i sedili con massaggio lombare
Costo: 9 – Prestazioni: 9 – Lusso e comodità: 6 – amplificatore di cafonaggine: 9

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LAMBORGHINI: innanzi tutto i nomi di queste automobili li prendono dai tori da corrida, e già questo dovrebbe far capire quanto questo marchio punti a sollazzare l’identità sessuale del cliente con un’immagine maschia, forte, virile.
Peccato però che siano le auto preferite da ereditiere stronzette, ragazzine miliardarie e complessate (eh lo so, esistono anche loro, che mondo) bimbiminkia con dubbie qualità canore, rapper neri che si atteggiano da bianchi.
Sono auto molto potenti, che consumano tipo lo Space Shuttle, difficili da parcheggiare perchè sono basse ed hanno il culo enorme (tutto il contrario di come l’immaginario maschile vuole una donna, vai a capire).
Le versioni cabrio sono solitamente le più gettonate da chi proprio vuole farsi vedere in faccia dall’autovelox, che tanto paga papà.
Costo: 8 – Prestazioni: 9 – Lusso e comodità: 7 – amplificatore di cafonaggine: 8

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PORSCHE: Questo è un marchio avvolto nella leggenda, non si capisce infatti come i tedeschi, così rigorosi e misurati, abbiano sentito la necessità di fare gli sboroni.
Sono ottime automobili, potenti, eleganti e lussuose. Hanno motori di tipo Boxer (che non c’entra nulla col cane). Piacciono molto a commercialisti ed avvocati perchè le fanno in colori più umani rispetto alle altre.
Qui c’è da dire una cosa, i Cayenne non sono Porsche, sono cafonate enormi. Sono le auto preferite delle mogli dei calciatori patiti di Ferrari, e abbiamo già detto tutto. Se gli togli potenza, lusso e pellame ti rimane poco più che un Chevrolet Tahoe. Cioè un bestione grosso, appariscente ed inutile. Diffidate da chi se la tira perchè ha il Cayenne, probabilmente è una soluzione di ripiego perchè non aveva abbastanza soldi per comprarsi il Mercedes classe G AMG e la Lamborghini Murcielago. (una per la casa in montagna e l’altra per l’aperitivo in centro).
Neanche le Boxer sono delle vere Porsche. Sono un surrogato per chi sogna in grande e spende in piccolo. sono Entry Level, che brutta parola quando si parla di esclusività.

Costo: 7 – Prestazioni: 8 – Lusso e comodità: 9 – amplificatore di cafonaggine: 7

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ALTRE: ci sono poi altre case automobilistiche da tenere d’occhio, ma mi soffermerò velocemente, un pò perchè è difficile vederne in giro, un pò perchè mi sono rotto le palle di mettere le foto.
Rolls  Royce e Bentley: macchinoni lussuosissimi e pachidermici, le adorano i mafiosi russi (sopratutto le versioni blindate), le case reali, i miliardari snob e un po kitch (vanno da pazzi le versioni rosa e leopardate).
Jaguar: era un gran marchio ma si è sputtanato producendo qualche versione diesel di dubbia qualità.

Spero di avervi dato alcune informazioni che potranno tornarvi utili durante le vasche a Montecarlo (che poi li è come pescare in un acquario).
Una cosa sola, per favore. Non innamoratevi dell’automobile, ma di chi la guida. Io posso capire che sia facile cadere in tentazione e rincorrere certi stili di vita che non ci appartengono, ma che ci vengono serviti come se fossero lì a portata di mano.
Un’automobile come queste di cui abbiamo parlato costa come una villetta in periferia, in cui però ci puoi mettere una vita onesta, una famiglia e tanta felicità. Tutte queste cose in una Ferrari non ci entrano.

Vi prego ora ragazze di non prendervela. E’ un post dissacrante, nato dall’errore comico di una fanciulla.
Lo so che siete molto di più di un bel culo in cerca di soldi.

MI RICORDO DI SAMYA

Immaginate per un istante una giornata di sole.
E’ un Agosto bastardo, un bollente agosto Pechinese, il caldo umido ti si infila fin sotto la pelle. Non c’è aria qui, solo luce pesante che ti cuoce i pensieri. E la gente grida. E’ un agosto speciale.

Tutta la città, tutta la Cina si è rifatta il trucco per onorare una tradizione che davanti a se porta sogni di gloria e dietro restituisce debiti milionari, ma tant’è.
C’è qualcosa di strano quel giorno nel Nido d’Uccello. Herzog e De Meuron non lo sanno ma c’è una forza magica che fa quasi tremare le trame d’acciao del loro stadio. E’ un’energia…non la senti?

Negli spogliatoi ci sono gli atleti, tutti professionisti. Belli, concentrati, alcuni sono ricchi, molti sono famosi, tutti sanno già cosa devono fare: “concentrati, senti il ritmo, rilassa i muscoli, prendi posizione, dai, è facile, lo hai già fatto mille volte”. Tutti tranne uno.
Nello spogliatoio femminile, mentre Vincenza Calì si lega le scarpette, mentre fuori dallo stadio la gente grida la partenza della terza batteria, mentre il sole brucia la pelle, una ragazza si guarda intorno un pò intimidita. E’ Samya col cuore che batte forte.
Samya Yusuf Omar è li per correre. Correre come non ha mai fatto prima, fino a farsi scoppiare i polmoni, fino straziarsi la gola con l’aria bollente. Samya è lì perchè se l’ è meritato sul campo, è lì di diritto, non per facili trucchi o raccomandazioni. E’ a Bejing per rappresentare il suo paese, Samya è la più veloce atleta della Somalia, su questo non si discute.
E lei è orgogliosa di questo, la sua è una terra dilaniata dalla guerra, dalle mine antiuomo, dalla fame. Il suo popolo è così prostrato che le rappresentanze sportive sono l’ultimo dei problemi.Perchè i giovani o combattono o sono troppo martoriati dai proiettili per riuscire anche solo a camminare. Come il papà di Samya che è morto per un colpo di mitragliatore.

Samya sfiora le altre atlete, ci passa vicino, pensa a quale magia l’ha portata al loro fianco, a condividere anche solo per qualche giorno la loro vita. Questa ragazza somala di 18 anni appena compiuti è avvolta da un’aura che fa risplendere la sua bellissima pelle cannella. E’ un’energia magica quella che sprigiona Samya, è l’energia della felicità incondizionata. Se avrai la fortuna di vederla in vita tua nutriti di quell’energia perchè potresti non incontrarla più.

Samya sa già che non avrà nessuna speranza di salire sul podio, qui non siamo nei film americani dove all’ultima falcata ci si può redimere. Questa è la realtà. In questa realtà alle 10:28 di Martedì 19 Agosto 2008, il Bejing National Stadium vibrò di pura gioia per 32 secondi e 16 centesimi.

Samya…con quella t-shirt un pò troppo grande, con quel fisico troppo magro per essere una vera atleta, con il boato della folla che ti incita a correre gli ultimi metri. Samya che sei arrivata ultima, un topolino tra i giganti, vederti correre mi ha fatto piangere.

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Samya è morta a 21 anni nel Mar Mediterraneo mentre cercava di arrivare in Italia su una carretta del mare.

Non dovevi morire. Avresti dovuto resistere, così saresti potuta venire in Italia dove tra l’indifferenza generale avrei potuto scorgerti in una sera di dicembre stretta intorno ad un fuoco acceso in qualche zona industriale del Nord Ovest. Dove vecchi razzisti col macchinone avrebbero scopato il tuo corpo per dieci minuti, per 15 euro. Non ti avrei aiutata a trovare un allenatore che ti preparasse alle prossime Olimpiadi, non ti avrei salvata dalla strada, non avrei mai saputo chi eri e quale fosse la tua storia. Saresti stata una delle tante africane senza documenti, senza casa, senza nome.

Forse è meglio che sia andata così, una persona come te, che ha fatto tremare il Bird’s Nest avrebbe sofferto troppo qui, dove la gente prova gusto ad infrangere i tuoi sogni e la tua dignità, dove fa freddo e c’è il buio. Grazie Samya per quei 32 secondi e 16 centesimi, riposa in pace.

TEMPI DURI PER SUPERMAN


partiamo dall’inizio:

in principio era il caos…poi arrivò internet

Ora, io non mi sento abbastanza vecchio per dire frasi tipo: “ai miei tempi si rimorchiava in balera! tutti questi feisbuc, questi badù, ma poi quando lo devi tirare fuori non è che puoi mandargli uno screenshot”. Capisco internet e le sue dinamiche ma alcune cose proprio non me le spiego.
Tutto questo mio ragionamento è nato una sera in cui sentivo parlare alcuni ragazzi di questo sito dove tu metti le tue foto a torso nudo scattate in bagno e qualche ragazza ti “adotta”.
Ora, io mi facevo tutta una serie di ampollosi ragionamenti quando qualcuno ha esclamato: “ma si cosa te ne frega, è gratis”

Ah, il Ground Zero del discorso! stolto me che non avevo capito subito!
Ecco perchè l’intrattenimento per adulti su internet non conosce crisi, perchè ti viene venduta “gratis” la possibilità di coltivare un sogno in cui tu sei il superprotagonista supereroe superdotato e la generica “lei” è la calda studetessa di Hustler che freme per venire a letto con te (“calda studentessa” è a titolo di esempio, non voglio certo oscurare la fama di altri generi altrettanto validi, dai che non sto ad elencarteli tanto li conosci).

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Figura 1) tipico esempio di come in internet l’aspettativa e la realtà siano due mondi spesso antitetici

Comunque, tornando sul punto, la fregatura di tutto questo fantastico mondo di facili fornicazioni è riassunta nella risposta che l’utente ANON, di cui non farò il nickname da’ ad una domanda posta su yahoo! answer da un utente anonimo di nome UNIQUE:

DOMANDA:

Si sente parlare sempre di sesso virtuale..ma se uno ne fa con una maggiorenne, qual’è la pena prevista?

RISPOSTA:

[…] Se lei paga lui? Ma nessuna ragazza sana di mente paga un uomo per guardarlo mentre si masturba.

Una risposta che pesa come un macigno sulle spalle di chi in questo momento sta leggendo distrattamente il post perchè impegnato a spalmarsi il grasso di foca davanti allo specchio così la foto sembra come quelle delle riviste (si, però prima ti prego, smonta la tenda della doccia con Spongebob).

E’ ovvio! titilla l’ego di un uomo con banner provocanti e slogan improbabili ed avrai uno zombie!

Tutto questo mi fa sorgere un bel pò di domande…

Perchè questo fenomeno dei siti di incontri e varie ha un pubblico esclusivamente maschile?
Perchè se vai su chatroluette.com con l’idea di vedere quache annoiata bellezza australiana ti trovi a fare bird watching che neanche Piero Angela?
Perchè i pubblicitari che lavorano nella promozione di questi siti ti raccontano delle bufale immani e soprattutto perchè ci caschi?!?

A questo punto penso che ci vorrebbe un sociologo (o un ornitologo) per spiegarci bene il fenomeno.
Ci deve essere qualcosa che fa si che negli uomini si inserisca il pilota automatico e nelle donne no! (beh, diciamo un pò meno va, giusto per non annientare definitivamente le speranze di quello con la tenda di Spongebob e il grasso di foca)

Cosa fa si che le strade delle nostre periferie siano solcate da prostitute, cosa fa si che io ritenga più buono un liquore di merda solo perchè me lo pubblicizza una ficona che sembra ubriaca? Cosa c’è di sbagliato nell’uomo? che malattia abbiamo?!?

Chimica? fisica? astrologia? ingegneria gestionale? (no dai, quest’ultima no, nessuno del resto sa che cazzo facciano gli ingegneri gestionali)

Adesso pregherei le donne di non dare risposte banali tipo: “perchè siete dei porci!”. Ti prego bambina, non essere banale, quello è ovvio! io voglio sapere se c’è una ragione incontestabile e perchè nessuno ci ha ancora fatto un businnes sopra tipo una pillola che la metti nel caffè del tuo compagno la mattina e questi avrà un conato di vomito alla vista di ogni scosciata che gli passerà davanti alla scrivania dell’ufficio.

poi certo, c’è l’amore quello vero, che è la risposta a qualunque domanda, ma su quello scriverò un altro post!

tutta questa manfrina per dire che alla fine ci sono dei pubblicitari che spaccano davvero il culo, tipo questo