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MI RICORDO DI SAMYA

Immaginate per un istante una giornata di sole.
E’ un Agosto bastardo, un bollente agosto Pechinese, il caldo umido ti si infila fin sotto la pelle. Non c’è aria qui, solo luce pesante che ti cuoce i pensieri. E la gente grida. E’ un agosto speciale.

Tutta la città, tutta la Cina si è rifatta il trucco per onorare una tradizione che davanti a se porta sogni di gloria e dietro restituisce debiti milionari, ma tant’è.
C’è qualcosa di strano quel giorno nel Nido d’Uccello. Herzog e De Meuron non lo sanno ma c’è una forza magica che fa quasi tremare le trame d’acciao del loro stadio. E’ un’energia…non la senti?

Negli spogliatoi ci sono gli atleti, tutti professionisti. Belli, concentrati, alcuni sono ricchi, molti sono famosi, tutti sanno già cosa devono fare: “concentrati, senti il ritmo, rilassa i muscoli, prendi posizione, dai, è facile, lo hai già fatto mille volte”. Tutti tranne uno.
Nello spogliatoio femminile, mentre Vincenza Calì si lega le scarpette, mentre fuori dallo stadio la gente grida la partenza della terza batteria, mentre il sole brucia la pelle, una ragazza si guarda intorno un pò intimidita. E’ Samya col cuore che batte forte.
Samya Yusuf Omar è li per correre. Correre come non ha mai fatto prima, fino a farsi scoppiare i polmoni, fino straziarsi la gola con l’aria bollente. Samya è lì perchè se l’ è meritato sul campo, è lì di diritto, non per facili trucchi o raccomandazioni. E’ a Bejing per rappresentare il suo paese, Samya è la più veloce atleta della Somalia, su questo non si discute.
E lei è orgogliosa di questo, la sua è una terra dilaniata dalla guerra, dalle mine antiuomo, dalla fame. Il suo popolo è così prostrato che le rappresentanze sportive sono l’ultimo dei problemi.Perchè i giovani o combattono o sono troppo martoriati dai proiettili per riuscire anche solo a camminare. Come il papà di Samya che è morto per un colpo di mitragliatore.

Samya sfiora le altre atlete, ci passa vicino, pensa a quale magia l’ha portata al loro fianco, a condividere anche solo per qualche giorno la loro vita. Questa ragazza somala di 18 anni appena compiuti è avvolta da un’aura che fa risplendere la sua bellissima pelle cannella. E’ un’energia magica quella che sprigiona Samya, è l’energia della felicità incondizionata. Se avrai la fortuna di vederla in vita tua nutriti di quell’energia perchè potresti non incontrarla più.

Samya sa già che non avrà nessuna speranza di salire sul podio, qui non siamo nei film americani dove all’ultima falcata ci si può redimere. Questa è la realtà. In questa realtà alle 10:28 di Martedì 19 Agosto 2008, il Bejing National Stadium vibrò di pura gioia per 32 secondi e 16 centesimi.

Samya…con quella t-shirt un pò troppo grande, con quel fisico troppo magro per essere una vera atleta, con il boato della folla che ti incita a correre gli ultimi metri. Samya che sei arrivata ultima, un topolino tra i giganti, vederti correre mi ha fatto piangere.

samia_yusuf_omar

Samya è morta a 21 anni nel Mar Mediterraneo mentre cercava di arrivare in Italia su una carretta del mare.

Non dovevi morire. Avresti dovuto resistere, così saresti potuta venire in Italia dove tra l’indifferenza generale avrei potuto scorgerti in una sera di dicembre stretta intorno ad un fuoco acceso in qualche zona industriale del Nord Ovest. Dove vecchi razzisti col macchinone avrebbero scopato il tuo corpo per dieci minuti, per 15 euro. Non ti avrei aiutata a trovare un allenatore che ti preparasse alle prossime Olimpiadi, non ti avrei salvata dalla strada, non avrei mai saputo chi eri e quale fosse la tua storia. Saresti stata una delle tante africane senza documenti, senza casa, senza nome.

Forse è meglio che sia andata così, una persona come te, che ha fatto tremare il Bird’s Nest avrebbe sofferto troppo qui, dove la gente prova gusto ad infrangere i tuoi sogni e la tua dignità, dove fa freddo e c’è il buio. Grazie Samya per quei 32 secondi e 16 centesimi, riposa in pace.