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GOD BLESS SHERMAN POPPEN

Se penso alle cose di cui sono sicuro nella vita mi stupisco di come ce ne siano davvero poche.
L’amore? ma se non ci ha capito nulla Dante perchè dovrei farlo io?
il lavoro? in questo preciso momento il mio lavoro è rincorrere clienti per farmi pagare le fatture, questa sì potrebbe essere una costante…ma io intendo Certezze con la “C” maiuscola.
Scavando a fondo in effetti c’è qualcosa. E’ una sensazione, una malattia contro cui non posso fare nulla, come una febbre malarica che ritorna ciclicamente. L’ho contratta nel 1996.
E’ una malattia ben strana! Arriva verso inizio novembre (per qualcuno anche prima!), e mentre sto scrivendo questo post è alla fase acuta.
Quando la contrai inizi a scrutare le montagne durante i giorni di pioggia, cerchi la neve, fossero anche solo 5 centimetri. E quando la vedi per la prima volta della stagione, trac, è fatta! Senti un sorriso da cartone animato che ti distorce la faccia, i battiti cardiaci aumentano sensibilmente, non riesci a concentrarti e davanti ai tuoi occhi passano immagini in prima persona, dove vedi il nose della tavola affiorare da metri e metri di soffice acqua cristallizzata.

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DAVE DOWNING: POWDER OLLIE – per gentile concessione di anrodphoto.com

Questa malattia accomuna di sicuro tutti gli snowboarder del pianeta, qualcuno dovrebbe studiarla più a fondo. Io la uso come spunto per fare alcuni ragionamenti su una delle poche cose che so per certo.

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Partirei quindi dal come e il perchè contrassi questa malattia nel lontano 1996.
Pian del Frais (amena località sciistica della Val di Susa, quella del No Tav tanto per capirci), dicembre. Mio zio, persona davvero straordinaria in tutto, iniziò a gasarmi per provare lo snowboard dopo che aveva visto alcune persone usarlo sulle piste. Vuoi che un ragazzino di 11 anni si lasci scappare un’opportunità del genere?
E allora mi affittò una tavola Hot con attacchi rigidi e mi prenotò un’ora di lezione con un maestro di tavola (che allora erano maestri di sci sotto mentite spoglie). Questi mi fece pattinare come un minchione per tutta l’ora, con attacco dietro slacciato, in piano, mi spiegava questo e quello e intanto io dietro a sudare con sta tavolona da mille chili. Mio zio mi teneva d’occhio e se la rideva alla grande.

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LO SKI RENTAL DOVE E’ INIZIATO TUTTO

Finita la lezione stavo riportando la mia tavola al noleggio, fermamente convinto a non toccarne mai più una, quando lui mi fermò e mi disse: “Eh no! hai voluto provare lo snowboard, adesso vai in snowboard”.

Aspettammo l’ora di chiusura delle piste, poi mi caricò sul Range Rover (quello vecchio, V8) e mi portò in punta ad una stradina che confinava con le piste. Mi scaricò, mi mise sulla pista, mi agganciò la tavola e mi disse “io ti aspetto al fondo, tra mezz’ora è buio”. Io avrei voluto piangere! erano così comodi i sedili in pelle, il riscaldamento! Ma non si può, un uomo deve portare a fondo un lavoro se ci si immischia, fosse anche scendere in penombra 200 metri di pista con una tavola rigida come una putrella, con il freddo che ti entra nelle ossa, con le mutande piene di neve.
Ci misi penso un’ora. La feci tutta rotolando, imprecando e piangendo. Ad un certo punto, però, accadde qualcosa. Ad un tratto la voce nella mia testa, quella che mi diceva che ero in trappola e che non potevo tornare a piedi perchè con gli scarponi rigidi non sapevo camminare, che mi sarei fatto sicuramente male, era questione di tempo, qualunque passo avrebbe potuto essere l’ultimo, quella voce che mi faceva scendere lacrimoni da Guinnes dei record, tacque. E sentii il silenzio. Non era solo assenza di rumori, lo vedevo, il silenzio! C’era solo più una debole luce blu, fredda, e la pista davanti a me riluceva e splendeva di bianco.

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Quello fu il momento in cui contrassi quella malattia di cui ti ho parlato. Oggi, a distanza di 17 anni vado ancora sullo snowboard e rivivo ancora quella sensazione ogni volta che faccio l’ultima discesa della giornata. Ogni volta dedico quella sensazione, quel silenzio sospeso, quella pace, quella felicità a tutti i miei amici che non ci sono più, perchè solo loro, ovunque siano, possono capire.

Quel giorno mio zio capì che era successo qualcosa, mi portò in un negozio e mi comprò tutto l’armamentario: tavola, attacchi, scarponi, giacca, pile e pantaloni, tutto Killer Loop. ho ancora la giacca. Gialla con un disegno assurdo sulla schiena.
Negli anni seguenti patii il freddo, presi un sacco di scivoloni e pian piano imparai a stare in piedi, a fare le prime curve, i primi trick.
E lì successe un’altra cosa importante. Lo snowboard era una valvola di sfogo per la mia indole turbolenta. Se a scuola collezionavo rimproveri e brutti voti, se per me era tanto difficile allinearmi, sullo snowboard ero da solo a decidere. E mi piaceva da matti! chi ha bisogno di un allenatore di calcio che ti butta paranoie e della partitella la domenica quando puoi decidere da solo quali piste fare, quali trick provare?
In questo periodo ebbero un’importanza fondamentale le riviste di snowboard. Attraverso le pagine di Onboard italia, Onboard Europe e, quando lo trovavo, Transworld snowboarding, vedevo i posti più belli, la powder più soffice, i rider migliori. Questo ebbe un’importanza fondamentale anche nella mia formazione come architetto e come creativo in generale. Quelle riviste mi insegnarono a godere di una bella foto, a nutrirmi di immagini, a esaltarmi per un articolo scritto bene.

transworld

TRANSWORLD SNOWBOARDING – IL TEMPIO DELLO SNOWBOARD

E poi a quei tempi lo snowboarding era un grande club, snobato da federazioni e media ma orgoglioso del suo essere diverso. Era ancora abbastanza punk! Sulle piste ci si salutava tutti, come fanno i motociclisti.
Ebbi anche la grande fortuna di conoscere alcuni ragazzi poco più grandi e molto più bravi di me che mi portarono in montagna con loro e mi insegnarono un sacco di cose. Molti di loro oggi sono maestri di snowboard, ma per me restano sempre i fratelli maggiori che mi aspettavano pazientemente in fondo alla pista e che mi motivavano a divertirmi con lo snowboard.
Non so quanto questo abbia davvero influito sulla mia strada ma voglio pensare che sia stato anche lo snowboard ad accompagnarmi in questo cammino che è la vita, ogni inverno.
Fa sorridere pensare che Sherman Poppen creò un surf da neve per far divertire i suoi figli nel lontano 1965 senza sapere quale sarebbe stata l’eco culturale della sua invenzione. Eppure è grazie alla fortuita visione di questo ingegnere americano se oggi guardiamo con trepidazione le montagne a novembre.

Quest’anno non so come sarà la stagione, non so quanto riuscirò a salire in montagna, ma sono sicuro che, come tutti gli anni, l’ultima discesa della giornata sarà come è sempre stata, come fu quella prima discesa a Pian del Frais.

perchè alcune malattie sono difficili da curare.

FORUM F IT TEASER – uno dei trailer di snowboard più fighi di sempre

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CREDITS

Ringrazio Trevor Graves (una leggenda della fotografia di snowboard) per aver risposto alla mia mail e  avermi dato il permesso di usare una delle sue foto.
Sopratutto grazie Trevor per aver riempito con le tue immagini molti miei pomeriggi passati!

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