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BOB COSTAS VS JOHNNY KNOXVILLE

Bob Costas è un professionista esperto, un giornalista della vecchia scuola. Non si arriva a vincere premi ambiti, a intervistare Bush, a occupare i salotti più illuminati senza capacità e determinazione.
Come in tutte le cose, però, ci sono lati positivi e negativi ed essere una voce autorevole non fa eccezione. Da grandi poteri derivano grandi responsabilità, dissero…

Caro Bob, questa volta hai toppato alla grande.
Posso capire alcune cose, alcune libere associazioni che forse hanno creato un cortocircuito nel tuo intelletto.
Bam Margera, Steve O e compagnia bella, oltre a farsi male in qualunque maniera purchè creativa sono degli ottimi skater. Ecco, forse è questo che ti ha allontanato da un’analisi più profonda dei fatti, a volte quando si è abituati ad essere ascoltati e riveriti si perde un po’ la sana passione per la ricerca, la documentazione. Poi magari vecchio volpone lo hai fatto apposta per farti pubblicità. Ha funzionato, se non fosse stato per quello che hai detto sullo Slope Style alle Olimpiadi di Sochi probabilmente non avrei mai sentito parlare di te.

Parole tue: “I think the president of the IOC should be Johnny Knoxville, because basically this stuff is just Jackass stuff they invented and called Olympic sports”.

Eh no, caro mio! Troppo semplice.
Ci sono alcune cose che non hai considerato, io te le scrivo qui, sicuro che non le leggerai mai:

Lo Slope Style non è “just Jackass Stuff” come si dice da voi, no! Considera che il freestyle in tutte le sue forme (dallo Yo-Yo al motocross) è una disciplina che si basa sull’esecuzione di un esercizio. Guarda, per farla breve, hai presente i tuffi dal trampolino? Ecco, sono sport olimpionici dal 1904.

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 JAKE BURTON: POWDER TURN – per gentile concessione di anrodphoto.com

Lo snowboard freestyle ha avuto un’enorme diffusione in pochissimo tempo e il livello tecnico è cresciuto esponenzialmente proprio perché, forse, gli atleti non sono stati ingabbiati in logiche che non gli appartengono, gli snowboarder sono stati lasciati per anni liberi di surfare montagne, slidare corrimano, saltare strade. Eppure poco alla volta questi atleti sono entrati nelle nostre case: prima sui VHS, poi in DVD, poi con le Olimpiadi Invernali di Nagano, l’altro ieri in TV, ieri in Internet.

Fondamentalmente un Freestyle Snowboarder che voglia vincere una qualunque gara (Half Pipe compresa, che però forse non è abbastanza punk e allora la tolleri un po’ di più) deve tenere a mente alcune cose importanti:

 – Essere sincero con se stesso e valutare bene le proprie capacità tecniche

 – Saper gestire in modo ottimale lo sforzo fisico e utilizzare progressivamente le energie durante tutta la durata del gesto atletico

 – Saper valutare bene il terreno di gara e riuscire a sfruttarlo al meglio

 – Saper valutare gli avversari, osservare i loro errori e definire un proprio obiettivo

Scusa Bob, ma fin qui non mi sembra che ci discostiamo molto dagli altri sport. Se uno leggesse solo quest’ultima parte potrebbe pensare che sto parlando di Super Gigante!

C’è ancora un ultimo elemento, però, che è fondamentale nel freestyle, è la creatività. Lo snowboard, come lo skateboard, il kitesurf, ecc sublima il concetto di estetica e la fa diventare arte interpretando l’ambiente, donando personalità al gesto, trasformando l’esercizio codificato in qualcosa di personale, un momento irripetibile. Non a caso questi sport e questi alteti (si, atleti veri! mica ladri di sigarette coi capelli lunghi) hanno dato linfa nuova alla fotografia d’azione. Se oggi metà delle persone che incontri sulle piste da sci hanno una telecamera incollata sul casco è perché è stata contagiata da alcune immagini, alcuni video, alcune riviste che hanno definito qualcosa di nuovo. Il Freestyle oggi non è solo uno sport, è un vero e proprio movimento culturale fatto essenzialmente da giovani per giovani. E in tutto questo anche Jackass, a modo suo, ha avuto la sua parte.

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JOHN RODOSKY: JACKSON HOLE (WY) U.S. – per gentile concessione di anrodphoto.com – Tipico esempio di come gesto atletico, interpretazione dell’ambiente naturale e creatività nell’uso della tecnica fotografica convivano e si alimentino a vicenda, creando l’essenza del freestyle.

Mi sembra stupido, retrogrado, fare battute da bar e sminuire qualcosa di importante, Bob. Io vivo in Italia e sono esperto di vecchi che pensano di sapere cosa vogliono i giovani, ma a volte i vecchi devono mettersi di lato.

Ti lascio con un pronostico: quest’anno la gente impazzirà per lo Slope Style agli XXII Giochi Olimpici Invernali, i video verranno visti milioni di volte, migliaia di ragazzini staranno incollati davanti alla tv con i genitori e gli spiegheranno cos’è un frontside double cork 1440, chi è quell’atleta, quante possibilità ha di vincere, e questo, vecchio mio, è il futuro che avanza.

Io posso dirti che non guarderò cerimonie di apertura/chiusura, non guarderò la combinata nordica, le gare di slittino, le Olimpiadi ce le ho avute sotto casa qualche anno fa e non mi hanno esaltato, soprattutto per quello che ci hanno lasciato quando se ne sono andate, però ti garantisco che lo Slope Style me lo guarderò con i miei amici, con il volume della tv al massimo, e commenteremo ogni run con termini e parole che le nostre ragazze non capiranno. Beh questo è il freestyle.

skateSKATEBOARDING IN WHISTLER, BRITISH COLUMBIA (CA) – per gentile concessione di anrodphoto.com – Lo skateboarding è lo sport ribelle per definizione, anzi, il termine “sport” gli sta anche un pò strettino, eppure qualcosa mi dice che tra qualche anno potremo vedere Tony Hawk come team manager della nazionale americana di vert alle Olimpiadi, i tempi stanno cambiando…

Vecchio Bob ti saluto e ti faccio un grande in bocca al lupo per la tua carriera, solo la prossima volta dillo subito che ti piace il Curling.

John Doe

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CREDITS

ringrazio Angel Rodriguez perchè, oltre ad essere un fotografo davvero talentuoso, è anche una persona gentile e disponibile e mi permette di usare le sue foto, grazie Angel!

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GOD BLESS SHERMAN POPPEN

Se penso alle cose di cui sono sicuro nella vita mi stupisco di come ce ne siano davvero poche.
L’amore? ma se non ci ha capito nulla Dante perchè dovrei farlo io?
il lavoro? in questo preciso momento il mio lavoro è rincorrere clienti per farmi pagare le fatture, questa sì potrebbe essere una costante…ma io intendo Certezze con la “C” maiuscola.
Scavando a fondo in effetti c’è qualcosa. E’ una sensazione, una malattia contro cui non posso fare nulla, come una febbre malarica che ritorna ciclicamente. L’ho contratta nel 1996.
E’ una malattia ben strana! Arriva verso inizio novembre (per qualcuno anche prima!), e mentre sto scrivendo questo post è alla fase acuta.
Quando la contrai inizi a scrutare le montagne durante i giorni di pioggia, cerchi la neve, fossero anche solo 5 centimetri. E quando la vedi per la prima volta della stagione, trac, è fatta! Senti un sorriso da cartone animato che ti distorce la faccia, i battiti cardiaci aumentano sensibilmente, non riesci a concentrarti e davanti ai tuoi occhi passano immagini in prima persona, dove vedi il nose della tavola affiorare da metri e metri di soffice acqua cristallizzata.

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DAVE DOWNING: POWDER OLLIE – per gentile concessione di anrodphoto.com

Questa malattia accomuna di sicuro tutti gli snowboarder del pianeta, qualcuno dovrebbe studiarla più a fondo. Io la uso come spunto per fare alcuni ragionamenti su una delle poche cose che so per certo.

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Partirei quindi dal come e il perchè contrassi questa malattia nel lontano 1996.
Pian del Frais (amena località sciistica della Val di Susa, quella del No Tav tanto per capirci), dicembre. Mio zio, persona davvero straordinaria in tutto, iniziò a gasarmi per provare lo snowboard dopo che aveva visto alcune persone usarlo sulle piste. Vuoi che un ragazzino di 11 anni si lasci scappare un’opportunità del genere?
E allora mi affittò una tavola Hot con attacchi rigidi e mi prenotò un’ora di lezione con un maestro di tavola (che allora erano maestri di sci sotto mentite spoglie). Questi mi fece pattinare come un minchione per tutta l’ora, con attacco dietro slacciato, in piano, mi spiegava questo e quello e intanto io dietro a sudare con sta tavolona da mille chili. Mio zio mi teneva d’occhio e se la rideva alla grande.

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LO SKI RENTAL DOVE E’ INIZIATO TUTTO

Finita la lezione stavo riportando la mia tavola al noleggio, fermamente convinto a non toccarne mai più una, quando lui mi fermò e mi disse: “Eh no! hai voluto provare lo snowboard, adesso vai in snowboard”.

Aspettammo l’ora di chiusura delle piste, poi mi caricò sul Range Rover (quello vecchio, V8) e mi portò in punta ad una stradina che confinava con le piste. Mi scaricò, mi mise sulla pista, mi agganciò la tavola e mi disse “io ti aspetto al fondo, tra mezz’ora è buio”. Io avrei voluto piangere! erano così comodi i sedili in pelle, il riscaldamento! Ma non si può, un uomo deve portare a fondo un lavoro se ci si immischia, fosse anche scendere in penombra 200 metri di pista con una tavola rigida come una putrella, con il freddo che ti entra nelle ossa, con le mutande piene di neve.
Ci misi penso un’ora. La feci tutta rotolando, imprecando e piangendo. Ad un certo punto, però, accadde qualcosa. Ad un tratto la voce nella mia testa, quella che mi diceva che ero in trappola e che non potevo tornare a piedi perchè con gli scarponi rigidi non sapevo camminare, che mi sarei fatto sicuramente male, era questione di tempo, qualunque passo avrebbe potuto essere l’ultimo, quella voce che mi faceva scendere lacrimoni da Guinnes dei record, tacque. E sentii il silenzio. Non era solo assenza di rumori, lo vedevo, il silenzio! C’era solo più una debole luce blu, fredda, e la pista davanti a me riluceva e splendeva di bianco.

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Quello fu il momento in cui contrassi quella malattia di cui ti ho parlato. Oggi, a distanza di 17 anni vado ancora sullo snowboard e rivivo ancora quella sensazione ogni volta che faccio l’ultima discesa della giornata. Ogni volta dedico quella sensazione, quel silenzio sospeso, quella pace, quella felicità a tutti i miei amici che non ci sono più, perchè solo loro, ovunque siano, possono capire.

Quel giorno mio zio capì che era successo qualcosa, mi portò in un negozio e mi comprò tutto l’armamentario: tavola, attacchi, scarponi, giacca, pile e pantaloni, tutto Killer Loop. ho ancora la giacca. Gialla con un disegno assurdo sulla schiena.
Negli anni seguenti patii il freddo, presi un sacco di scivoloni e pian piano imparai a stare in piedi, a fare le prime curve, i primi trick.
E lì successe un’altra cosa importante. Lo snowboard era una valvola di sfogo per la mia indole turbolenta. Se a scuola collezionavo rimproveri e brutti voti, se per me era tanto difficile allinearmi, sullo snowboard ero da solo a decidere. E mi piaceva da matti! chi ha bisogno di un allenatore di calcio che ti butta paranoie e della partitella la domenica quando puoi decidere da solo quali piste fare, quali trick provare?
In questo periodo ebbero un’importanza fondamentale le riviste di snowboard. Attraverso le pagine di Onboard italia, Onboard Europe e, quando lo trovavo, Transworld snowboarding, vedevo i posti più belli, la powder più soffice, i rider migliori. Questo ebbe un’importanza fondamentale anche nella mia formazione come architetto e come creativo in generale. Quelle riviste mi insegnarono a godere di una bella foto, a nutrirmi di immagini, a esaltarmi per un articolo scritto bene.

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TRANSWORLD SNOWBOARDING – IL TEMPIO DELLO SNOWBOARD

E poi a quei tempi lo snowboarding era un grande club, snobato da federazioni e media ma orgoglioso del suo essere diverso. Era ancora abbastanza punk! Sulle piste ci si salutava tutti, come fanno i motociclisti.
Ebbi anche la grande fortuna di conoscere alcuni ragazzi poco più grandi e molto più bravi di me che mi portarono in montagna con loro e mi insegnarono un sacco di cose. Molti di loro oggi sono maestri di snowboard, ma per me restano sempre i fratelli maggiori che mi aspettavano pazientemente in fondo alla pista e che mi motivavano a divertirmi con lo snowboard.
Non so quanto questo abbia davvero influito sulla mia strada ma voglio pensare che sia stato anche lo snowboard ad accompagnarmi in questo cammino che è la vita, ogni inverno.
Fa sorridere pensare che Sherman Poppen creò un surf da neve per far divertire i suoi figli nel lontano 1965 senza sapere quale sarebbe stata l’eco culturale della sua invenzione. Eppure è grazie alla fortuita visione di questo ingegnere americano se oggi guardiamo con trepidazione le montagne a novembre.

Quest’anno non so come sarà la stagione, non so quanto riuscirò a salire in montagna, ma sono sicuro che, come tutti gli anni, l’ultima discesa della giornata sarà come è sempre stata, come fu quella prima discesa a Pian del Frais.

perchè alcune malattie sono difficili da curare.

FORUM F IT TEASER – uno dei trailer di snowboard più fighi di sempre

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CREDITS

Ringrazio Trevor Graves (una leggenda della fotografia di snowboard) per aver risposto alla mia mail e  avermi dato il permesso di usare una delle sue foto.
Sopratutto grazie Trevor per aver riempito con le tue immagini molti miei pomeriggi passati!

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